In ricordo di Donato Marrone

By vitomaurogiovanni

Domenica, 20 gennaio 2008, alle ore 17:00 presso la Chiesa di san Domenico in Bari Vecchia, sarà ricordato il maestro Donato Marrone. Lo commemoreranno monsignor Parisi, don Ubaldo Aruanno e Vito Maurogiovanni. Chi era il maestro Marrone?

Quando andavo a scuola – parlo addirittura degli anni Trenta- non si facevano quelle gite scolastiche, anche se non si chiamano più così, che portano gli studenti d’oggi nei più bei paesi d’Europa. Avveniva che qualche volta, senza alcun preavviso, uscivamo dalle classi, e con i maestri alla testa delle ciurme, andavamo a fare la “ gita”. Ci avviavamo cioè, festosi e giulivi perché abbandonavamo l’aula triste e uggiosa , per le non lontane vie di campagna. Quando arrivavamo in uno spiazzo privo d’alberi, il maestro ci parlava della grandezza della Patria. Dopo le alate parole, giocavamo alla palla di pezza che molti di noi portavano sempre nelle tasche, in previsione delle animate partite di pallone che improvvisavamo nei risicati spazi dei giardini pubblici. Ricordo però che , qualche volta, uscivamo anche per andare al cinema Umberto, ad ascoltare i cori della Polifonica barese. La sala era piena di ragazzi vocianti ma all’improvviso calava il silenzio quando appariva il maestro Donato Marrone, i capelli ricci che gli pendevano a mo’ di piccola cascata da una sola parte del capo. E si vedevamo i suoi chiari occhi spenti senza lenti per cui potevi vedere la sua triste cecità mentre ascoltavamo la voce chiara e suadente. Ci parlava dei pezzi che avremmo ascoltato e ricordo le sue parole quando ci illustrava quel canto popolare che parlava di soldati alla guerra- “ Ta pum, ta pum” erano le parole ricorrenti e volevano portare nel canto l’eco di un tremendo fuoco di guerra. Ricordo anche la nenia che parlava di un capitano ch’era ferito e stava per morire; e , prima di morire, chiamava i suoi soldà ai quali raccomandava di dividere il suo corpo in tante parti. Un pezzo alla sua bella, un pezzo alla chiesa, un pezzo al colonnello, un pezzo al compagno, un altro alla sua povera mamma. Il canto, e le parole del maestro, ci commuovevano. Donato Marrone era una figura ben conosciuta nella città.. Lo vedevamo spesso in giro per la strade, doveva raggiungere le chiese dove suonava l’organo per le funzioni solenni . Lo accompagnavano in quel tragitto quasi tutti i suoi piccoli figli che diventavano così gli angeli custodi di quel padre alto, robusto e famoso; ma era un uomo debole con le pupille spinte, i lunghi capelli da musicista, un sorriso bonario eternamente stampato sul suo viso ispirato di artista. Nelle mani di deboli ragazzi che più che figli erano i padri di quell’uomo gigantesco che aveva bisogno di loro Molto noti erano i suoi concerti d’organo nella chiesa di San Domenico e la voce popolare voleva che il suo estro musicale era ben noto anche al famoso direttore d’orchestra- in quei tempi noto in tutto il mondo- Wilhelm Furtwangler. Quando la Rai mi affidò l’incarico d’intervistare artisti di fama di passaggio da Bari- intervistai, tra gli altri, Eduardo e Peppino de Filippo, Nino Rota, Nino Taranto, Gino Bramieri, l’attore Fosco Giachetti, Ornella Vanoni, Rascel e via dicendo- avvicinai anche il m° Donato Marrone. Con il pesante “nagra”, il registratore di quei tempi, salii le anguste e strette scale dell’organo di San Domenico. Il maestro parlò con le mani appoggiate sulla tastiera dell’organo, dalla cantoria vedevo la bella chiesa con la Madonna del Rosario e la statua di San Domenico. Di fronte, più in alto, c’era la grata, collegata con la Prefettura, dalla quale s’affacciavano i severi rappresentanti del governo per seguire i riti religiosi. Non ricordo tutte le cose che il maestro Marone mi raccontò. Ho nella memoria la sua descrizione di Napoli dove aveva studiato: Napoli dei tanti colori, Napoli del più bel paesaggio del mondo, Napoli del nero Vesuvio e del mare azzurro nel racconto di un uomo sensibilissimo dagli occhi spenti per sempre.

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