Finalmente c’è chi si accorge che con il passato affronto il presente…
Tratto da un articolo del 26/01/2008 del quotidiano “Puglia”
Vito Maurogiovanni ha deliziosamente annunciato sulla Gazzetta la riapertura della “Cantina di Cianna Cianne” a Bari Vecchia, ricordando che fino a 2 o 3 secoli fa nelle cantine del capoluogo si poteva acquistare vino a mezzo litro e un litro e consumare braciole di carne di cavallo affogate nel ra-gù. Erano i no-fast food di allora. La cantina di Cianna Cianne si distingueva, tramandandosi ai posteri, per la rotonda e rubiconda ignora Caterina (serviva al banco, in puro dialetto barivecchiano, parolacce incluse), per i clienti e per il menu. *** I clienti erano: marinai, ovviamente più sboccati della signora Caterina, pellegrini, artigiani, commercianti, facchini, famiglie plebee, aristocratici e avvocati in soprabito e giacca. Bellissimo, e da acquolina in bocca anche per i posteri, il menù, inevitabilmente fisso. Innanzitutto “crute” – antenato indiscutibile del sushi – poi brasciole con i cugni (voluminosi pezzi di pane),“nzulze”, cioè tordi, musce, taratuffe, meroske, cozze, braciole de carcavadde (da non confondere con le braciole con la “s”), past e fasule in abbondanza, alisce, pulperizze e capuzze au furne, ovviamente di agnello. Maurogiovanni ha ricordato anche gli sgrammaticati cartelli (da “qui non si fa credenza” a “qui non alloggino puttane”), le lanterne, i lumi a petrolio, le “frisole” e tanti piccoli fornelli di ferro e non ovviamente fumanti. Descrizione minuziosa e perfetta. Ma come può Vito dimenticare che la cantina non ha mai chiuso? Si è trasferita dappertutto, ad iniziare dai luoghi della politica. E poi: senza rutti, che Cantina di Cianna Cianne è?
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