Archivio per Febbraio 2008

I nostri cognomi: Castriotta

Febbraio 25, 2008

Castriotta deriva dal greco Kastriotis, signore del castello, ed è un cognome diffuso in Grecia. In Italia troviamo, oltre a Castriotta (a Taranto), Castriotti e anche Castriota in Calabria e nel Salento.

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Pirandello e san Nicola

Febbraio 22, 2008

Il viaggio nelle opere di Luigi Pirandello, e le esplorazioni nell’immenso carteggio con Marta Abba del quale Pietro Citati afferma che è il più singolare epistolario della nostra letteratura, porta spesso ad interessanti scoperte. Ecco così Pirandello in un rapporto letterario-teatrale con il nostro San Nicola. No, non si è interessato della vita e del leggende del nostro santo Patrono. Viene attirato invece da una chiesetta di San Nicola eretta dai frati Cistercensi nel Duecento, e da quel tempo in una piccola vallata a metà strada tra le rovine della valle dei Templi e la città di Agrigento. Il giorno della festa di San Nicola, il 6 dicembre, il romito luogo  vede  due avvenimenti particolari: la sagra della macellazione del maiale, avvenimento folcloristico diffuso in molti paesi della Sicilia  ( ma anche in Francia, in Lorena, c’è un evento del genere), e il ringraziamento dei marinai che sono scampati, in virtù della protezione di San Nicola, dalla “mala morte” in mare. Nella mattinata sul piazzale antistante la chiesa, fra le bancarelle che espongono carne di maiale e altri insaccati per una “abbuffata” collettiva, arriva la processione dei marinai miracolati, scalzi e accompagnati da tamburini. Sul petto una tabella votiva, un “ ex voto” insomma , sulla quale è dipinto un mare in burrasca e una barchetta col suo nome ben visibile. La festa a questo punto è nella pienezza di una quasi disumana avidità, i partecipanti  tutti intenti a divorare carni per colmare  una fame antica ma soprattutto per sentirsi sazi e pieni, sicuri di se stessi  e vigorosi padroni del mondo. Ma si levano nella tregenda i suoni della campane e appare il Signore della nave  che è il  Crocifisso custodito nella chiesa normanna di San Nicola, e il salvatore dei marinai dall’ira del mare e del vento. E’ un Cristo martoriato nelle carni, trovato un giorno su una  nave levantina ed  è il momento sacro di quei rozzi marinai che al suo apparire piangono la loro disperazione di non potersi liberare dai peccati umani e di  essere schiavi della non conoscenza della loro possibilità di salvezza. Questo, grosso modo, l ’assunto della novella ,” La sagra del Signore della nave”,cui Luigi Pirandello mise mano nel 1916, affondandosi nei fatti con la fantasia e la  crudezza della sua complessa interpretazione letterario- filosofica. Anni dopo, e cioè nel 1924, viveva un suo dramma personale. Aveva aderito al fascismo anche se non era convinto del potere gerarchico ma credeva nell’autoritarismo mussoliniano, idoneo- a suo parere- a poter governare il Paese. Ambiva però ad avere un grande riconoscimento per il suo teatro, del resto già affermato nel mondo, con la creazione di una apparato di Stato di cui fosse magna pars per dare più smalto alle sue opere ma anche all’organizzazione teatrale italiana. Erano i tempi fra l’altro in cui  conobbe Marta Abba alla quale avrebbe dedicato l’ultima parte della sua esistenza per concederle un ruolo fondamentale , anche attraverso il suo teatro, nel mondo dello spettacolo. Ed erano anche i tempi in cui il favore mussoliniano sembrava spirasse in suo favore. S’affrettò perciò a ridurre per il teatro “La Sagra del Signore del mare“, la riempì di personaggi a tutto tondo anche ispirandosi ad elementi  dialettali che erano stati i punti di riferimento del suo iniziale teatro. “La Sagra” fu rappresentata nel 1924 al teatro Odescalchi, alla prima volle assistere anche Benito Mussolini. Grande fu il successo dell’opera e anche della leggenda incentrata su  una chiesa normanna di San Nicola sulla costa della Sicilia lontana.

I nostri cognomi: Blasi

Febbraio 20, 2008

Blasi lo si trova a Maratea, Potenza, Rivello. E anche a Bari, in Calabria e nel Salento. Viene dal latino Blasius, dal greco Blasis, tutti a indicare San Biagio, il Santo che protegge dai mali della gola e dell’olfatto. In dialetto barese Biagio è Velase: latino e dialetto e greco tutti concorrono alla formazione del nome, e poi cognome, Blasi. Rientra in quei nomi scelti dalle famiglie per tradizione, tramandare cioè il nome del padre; ed anche per onorare un Santo che sicuramente poteva portare fortuna, e protezione, al neonato.

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Caduta di Prodi: fotoracconto

Febbraio 17, 2008

Abbiamo voluto raccontarvi la caduta del governo Prodi in modo originale, non con i soliti articoli o commenti, ma  attraverso le foto più curiose pescate qua e là nella rete.

L’arena “Giardino” della Manifattura Tabacchi

Febbraio 17, 2008

Molti cittadini baresi richiedono la riattivazione dell’arena “ Giardino “, il cinema all’aperto che- anni fa- s’adagiava fra i grandi alberi della Manifattura Tabacchi, nella lunga via Pietro Ravanas. Un tempo , questa azienda di Stato nella quale centinaia di ragazze baresi confezionavano sigari, s’inseriva nella vita cittadina con la sua severa e funzionale costruzione, le “sirene” che con  i loro suoni scandivano i tempi del lavoro, l’odore forte del tabacco e un grandissimo,curato, splendente  giardino. Con il suo verde, dava  alla fabbrica un tono di grande e accogliente residenza e si divideva in due parti: una che dava sugli uffici e sull’abitazione del Direttore, con i grandi alberi e i cespugli fioriti e le macchie ombrose ; l’altra con un piccolo campo per la pallacanestro. Le sigaraie, nel secolo scorso, avevano  una squadra che giocava in   gironi di rilievo.  Nell’immediato dopoguerra, il campo pian piano scomparve  e fra gli alberi  si levò uno schermo bianco con una bella serie di non molto comode sedie.  Era nata l’idea dell’arena “ Giardino”, prime e seconde visioni fra gli alberi, un prezzo accessibile, un bell’ingresso, comodo spazio per gli spettatori. La guerra era finita da poco , la gente voleva divertirsi con pochi soldi e il cinema americano era tornato da gran vincitore nelle nostre sale.  Erano di nuovo alla ribalta  Fred Astaire con il  tip –tap e la sua Ginger Rogers ma anche le nuove fataloni, ecco Rita Hayworth che con la sua bellezza e la sensualità animò la cultura di massa del dopoguerra.Tornarono i film western nei quali John Ford armava di pistole il simpatico John Wayne, di parole l’ubriacone Thomas Mitchell e di splendenti fucili i pellerosse non più con archi e frecce. In quel giardino dell’arena “ Giardino” si levarono  colpi di moschetti  e canzoni indiane e le sensuali cantate di Rita Haywort , oltre alle ancora dominanti musiche di Glenn Miller. Le proiezioni incominciavano quando il cielo cominciava a perdere le ultime luci e partiva  la sinfonia dei robusti toni dei doppiatori, degli spari, delle canzoni, delle orchestre. E iniziavano anche i guai per tutto il vicinato. Che se vedeva con piacere un luogo di divertimento a due passi da casa, pure trovava  le dimore inondate di suoni e di voci. Addio sonno, addio dolce dormire, il giorno dopo bisognava alzarsi in  tempo per la giornata lavorativa. L’altro guaio era che, ad un tiro di schioppo dell’arena, passavano le Ferrovie dello Stato e l’allora Calabro-lucana, con sferragliare e fischi di treno. Altri rumori in sottofondo alla colonna sonora  dell’arena “ Giardino”. Che molti lettori vogliono di nuovo, lì, in mezzo agli alberi di quella che fu la Regia Manifattura Tabacchi.

Vito Maurogiovanni