Alla scoperta delle grotte di Castellana, I parte

By vitomaurogiovanni

La grotte di Castellana Grotte?
Sono ancora oggi una delle più grandi attrazioni turistiche di Puglia anche se non hanno quel clamore pubblicitario di qualche tempo fa. Naturalmente, in una delle mie tante agende, annotai – sempre qualche tempo fa – quel che mi disse il loro “ scopritore” , l’indimenticabile prof. Franco Anelli.

Da tempo immemore , in Castellana era famosa una misteriosa “ grave” che sorgeva in periferia e sulla quale correvano fatti e leggende popolari dal tono misterioso e spesso anche pauroso. In realtà era una grande voragine del nostro terreno carsico, un inghiottitoio nel quale s’infilavano le acque piovane che creavano nel sottosuolo grandi fiumi sotterranei , con gallerie, grotte, caverne d’ogni forma e d’ogni grandezza. In realtà nulla si conosceva su ciò che quella voragine nascondesse.

Nell’Ottocento s’era tentata un’ esplorazione ma fu un tentativo inutile.Di quell’inghiottitoio s’interessò il prof. Franco Anelli, Direttore delle grotte di Postumia , uomo di grande esperienza di grotte e caverne e spesso consultato dai responsabili della cosa pubblica di Castellana.

Il 23 gennaio 1938 , Anelli tentò la grande avventura di calarsi nella “ grave” paurosa. Aveva portato da Postumia una discreta dotazione di scale di corda, funi e cinture di sicurezza, fanali, strumenti per rilievi topografici, macchine fotografiche. Era una mattina serena allorché Anelli si calò nella bocca del baratro. L’esploratore aveva fatto i suoi calcoli e prese le opportune precauzioni; ma grandi erano i rischi. Cosa si sarebbe trovato oltre i rami di leccio che da secoli dondolavano sulla grande bocca? Non era escluso che all’improvviso ci fossero tremendi vortici d’aria.

D’altra parte quant’era profonda quell’immensa ferita della terra? Si temeva che l’esploratore , pur scendendo dalla fragili scale di corda con cautela, potesse all’improvviso impantanarsi in un mare di sabbie mobili formato dal guano che i gufi e i pipistrelli, da millenni padroni delle grotte, avevano colà deposto.
E se fosse stato, come molti in realtà sospettavano, un abisso senza fondo?

Il prof. Franco Anelli, pur conscio di tutti quei pericoli, si lasciò andare nell’ignoto e nell’imprevisto. All’inizio i lecci e i cespugli cresciuti attorno al profondo imbuto che si rovesciava su una terra sconosciuta, ostacolarono la sua discesa. Ma lo rincuoravano ,nella discesa, i cespugli selvatici ancora intrisi di qualche luce solare. Poi, a poco a poco, penetrò nel buio immenso delle viscere della terra…

…CONTINUA…

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