C’era un sottufficiale delle Guardie Forestali, anche lui ex combattente, che diceva d’averlo predetto anni e anni prima che la grande Guerra si sarebbe vinta solo nel cuore dell’Europa, dove ci sono i cuori delle grandi e foreste. Le foreste erano per lui le sedi ideali per risolvere i grandi problemi dell’umanità, e lui modestamente faceva parte di quel Corpo. E la Marna, il fiume dove si svolse la battaglia finale, era nel grande cuore di una foresta. Ricordo poi che , nella sua divisa da guardia forestale sempre impeccabile,si lasciava andare a grandi racconti di guerra. “ Nelle foreste della Marna c’erano milioni di uomini coraggiosi, ma i più coraggiosi erano gli Inglesi, i Francesi e gli Americani “.
Poi allargava il discorso e finiva con il dire che gli Americani erano i più audaci: solo che avevano la cattiva abitudine di non risparmiare nessuno che capitasse sotto il loro tiro. Uccidevano senza pietà. I cavalieri più abili erano i Marocchini anche se, a rigor di termini,erano Francesi,facevano parte delle colonie francesi. E gli Italiani? Il forestale disse che in quell’anno 1918 erano morti sul fronte della Marna cinquemila italiani, erano sepolti a Bligny. Ma sulla Marna e sulle sue foreste c’era una gran confusione di eserciti in lotta. Molte volte nemici e alleati si confondevano e gli uni venivano presi per gli altri, e gli amici venivano uccisi come nemici, e viceversa. Una volta il narratore amico delle foreste disse che , nel bel mezzo di un combattimento fra fronti opposti, apparve un reparto tedesco. Marciava bell’e ordinato, come se andasse ad una sfilata militare per le vie di Berlino e non alla conquista di un terreno minato, pieno di anse e di alberi, difeso da profonde trincee, bombardato senza pietà. All’improvviso si vide un soldato americano che puntò la mitraglia contro il reparto. Un tedesco gli corse incontro gridando:”Cameraten, cameraten”. Ma fu aperto un fuoco micidiale e il primo a cadere fu quel germanico che voleva salutare un nemico. Queste storie sentivo raccontare negli anni Trenta dai miei vecchissimi amici, veterani veri e anche immaginari della Prima guerra mondiale.