Archivio per Aprile 2008

Luci ed ombre della Prima guerra mondiale, III parte

Aprile 30, 2008

C’era un sottufficiale delle Guardie Forestali, anche lui ex combattente, che diceva d’averlo predetto anni e anni prima che la grande Guerra si sarebbe vinta solo nel cuore dell’Europa, dove ci sono i cuori delle grandi e foreste. Le foreste erano per lui le sedi ideali per risolvere i grandi problemi dell’umanità, e lui modestamente faceva parte di quel Corpo. E la Marna, il fiume dove si svolse la battaglia finale, era nel grande cuore di una foresta. Ricordo poi che , nella sua divisa da guardia forestale sempre impeccabile,si lasciava andare a grandi racconti di guerra. “ Nelle foreste della Marna c’erano milioni di uomini coraggiosi, ma i più coraggiosi erano gli Inglesi, i Francesi e gli Americani “.

Poi allargava il discorso e finiva con il dire che gli Americani erano i più audaci: solo che avevano la cattiva abitudine di non risparmiare nessuno che capitasse sotto il loro tiro. Uccidevano senza pietà. I cavalieri più abili erano i Marocchini anche se, a rigor di termini,erano Francesi,facevano parte delle colonie francesi. E gli Italiani? Il forestale disse che in quell’anno 1918 erano morti sul fronte della Marna cinquemila italiani, erano sepolti a Bligny. Ma sulla Marna e sulle sue foreste c’era una gran confusione di eserciti in lotta. Molte volte nemici e alleati si confondevano e gli uni venivano presi per gli altri, e gli amici venivano uccisi come nemici, e viceversa. Una volta il narratore amico delle foreste disse che , nel bel mezzo di un combattimento fra fronti opposti, apparve un reparto tedesco. Marciava bell’e ordinato, come se andasse ad una sfilata militare per le vie di Berlino e non alla conquista di un terreno minato, pieno di anse e di alberi, difeso da profonde trincee, bombardato senza pietà. All’improvviso si vide un soldato americano che puntò la mitraglia contro il reparto. Un tedesco gli corse incontro gridando:”Cameraten, cameraten”. Ma fu aperto un fuoco micidiale e il primo a cadere fu quel germanico che voleva salutare un nemico. Queste storie sentivo raccontare negli anni Trenta dai miei vecchissimi amici, veterani veri e anche immaginari della Prima guerra mondiale.

Luci ed ombre della Prima guerra mondiale, II parte

Aprile 30, 2008

Il vagone del marinaio-salumiere aveva ripreso il viaggio. Il nostro amico si trovò con alcuni limoni in tasca, altri che aveva potato nella garitta. Viaggiava ora circonfuso di odori di limoni e il convoglio aveva preso la direzione di Ostuni . Qui altra pausa, e altri movimenti vide il nostro personaggio. Dall’alto della garitta del suo vagone, dove era ben insediato ma anche in condizione di notare dall’alto quel che avveniva nella stazione, s’accorse che su un altro binario morto c’erano altri vagoni ai quali, ogni tanto, s’avvicinavano soldati con un fare sospetto.

Raggiungevano il carro a passo normale; poi rallentavano, piano si fermavano e si guardavano attorno per vedere se qualcuno li guardasse. Quando erano sicuri di non essere visti- ma non s’erano accorti che sulla garitta c’era il nostro marinaio che guardava- salivano guardinghi sul vagone per scendere con le mani e le braccia cariche di non si capiva che cosa. S’avvicinò allora anche il nostro marinaio che, per cautela, s’era mise il moschetto a tracolla, e salì anche lui, guardingo, sul vagone. Lo trovò pieno di centinaia di ceste. Le ceste contenevano fichi secchi, fichi secchi con le mandorle, fichi secchi con il cioccolato, fichi secchi con non so che altra leccornia. C’era da riempirsi le tasche, le giberne, la bustina, ma sentì il fischio del suo convoglio che partiva. S’affrettò a raggiungere il suo vagone, poche manciate di fichi nelle tasche, nel tascapane qualcosa in più, la bustina ne conteneva il massimo. C’era da fare un buon viaggio ora senza rancio e senza vino ma con i fichi secchi e gli acri limoni di vagoni sventrati in alcune stazioni italiane durante la Prima guerra mondiale. Gli amici reduci non parlavano però solo di queste piccole miserie. Spesso narravano quanto avevano sentito dire sulle grandi battaglie nelle altre nazioni in guerra. A dire il vero nelle manifestazioni ufficiali di quegli anni del contributo dei nostri alleati alla guerre in corso si parlava poco. Si metteva più l’accento sui fatti nazionali , gli Inglesi, i Francesi, gli Americani pare non esistessero, le vittorie e i grandi sacrifici bellici pareva fossero solo italiani. Si capì dopo che la politica del tempo voleva la vittoria solo da una parte per rivendicare le antiche richieste specialmente territoriali messe sul tappeto nelle grandi questioni internazionali.
Ma i veterani della guerra parlavano soprattutto sull’onda di quel che sentivano dire degli Alleati.

Luci ed ombre della Prima guerra mondiale, I parte

Aprile 29, 2008

Negli anni Trenta, ragazzo tuttofare nel caffè di mio padre, ero tutto orecchi nell’ascoltare i discorsi dei clienti che trascorrevano intere giornate nel caffè. Negli anni Trenta, i più grandi conversatori erano quelli che avevano fatto la Prima guerra mondiale e l’evento li lasciava andare ai ricordi e ai fatti veramente vissuti, anche se la fantasia non mancava di dare il suo aiuto. C’era un salumiere, di fronte al caffè, i cui clienti si contavano sulle dita della mano, ragione per la quale se ne veniva al caffè e si piazzava in un posto dal quale potesse comodamene parlare e sorvegliare se, per caso, fosse capitata nel suo “ magazzino” una vecchietta che chiedesse “ mezza rete”, cioè mezzo chilo, di pane. La guerra l’aveva fatta a Taranto e aveva il compito di scortare i vagoni ferroviari che da Taranto raggiungevano varie zone militari. Stava per e ed ore in una specie di garitta che si levava sulla parte alta del vagone, dormendo e stando per lo più digiuno per i lunghi viaggi e i lontani posti di ristoro. In compenso godeva stazioni e paesaggi e montagne e mari lontani e spesso scene che potevano anche essere drammatiche. Viaggiò anche durante gli ultimi giorni di guerra e, proprio nel novembre 1918, scortò un vagone per Brindisi, come il solito digiuno, senza un goccio di vino, prima di partire da Taranto non aveva nemmeno consumato il rancio.

A Brindisi vide un folto gruppo di militari che gridavano, anch’essi senza rancio, senza vino, senz’acqua. Guerra, cibo e militari sono cose che difficilmente vanno d’accordo, diceva il salumiere. Dopo aver gridato, i soldati raggiunsero un vagone fermo sui binari morti e incominciarono ad assalirlo. Era naturalmente tutto sbarrato, ma tanto fecero con le mani, con pezzi di ferro trovati qua e là e con la forza della loro rabbia da riuscire ad aprirlo. Pensavano di trovare cibo, scatolette di carne, salami, prosciutti, c’erano invece solo armi, fucili, moschetti. Lasciarono subito il vagone, è vero che la guerra stava per finire ma era meglio non avere a che fare con quei terribili strumenti di guerra. Videro un altro vagone, e l’operazione dell’assalto fu ripetuta. Quando le paratie del vagone furono squarciate , scorsero tante belle casse dalle quali proveniva un profumo di campagne assolate, un odore che i militari conoscevano bene: odore di alberi di limone. I limoni sono acri, è un agrume che non si mangia a pezzi e a bocconi. Eppure, disse il salumiere, molti si saziarono con quel frutto acerbo, prendendo a piene mani dalle casse sulle quali si leggeva chiaramente Sicilia.

I nostri cognomi: Nardella

Aprile 28, 2008

Caro Vito , senz’altro ti ricorderai di me, sono Antonio Nardella… vorrei conoscere possibilmente la storia del mio cognome .grazie ciao a presto

Il cognome Nardella nasce dalla base Nardo, cioè quando i nomi diventarono anche cognomi per stabilir l’indicazione familiare , coloro che si chiamavano Nardo, Nardino, Narduccio – in realtà i loro veri nomi erano Bernardo e Leonardo – ebbero l’onere e l’onore di trasformare i loro nomi. Nacquero così, nella nuova e più completa organizzazione societaria del XII e XIII secolo, Nardi, Nardelli,Nardiello, Nardella,Nardello, Nardin, Nardilli, Narducci, Nardone, Nardari. Un’auentica sinfonia partendo in sostanza dai diminutivi di Bernardo e Leonardo. La difusione di tali cognom fu massima nel Veneto e nella Lombardia ma fu presente anche nel Sud.  Uno studioso tedesco venuto dalla Gemania per sessant’anni allo scopo di studiare i nostri cognom, trovò Nardella anche a Catanzaro,in Basilicata e in Campana. Fra i personaggi celebri diquesto casato  vanno annoverati il filosofo Antonio Nardi (metà del 1600), il medico e naturalista Giovan Domenicom Nardi (1802-1871),  lo storico Iacopo Nardi ( 1476-1563). Ci fu anche un musicista, nel 1793, Pietro Nardini. 

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I nostri cognomi: Trovo

Aprile 25, 2008

Precisi riferimenti a Trovo non ne abbiamo…trovato. Abbiamo rintracciato, nelle analisi dei cognomi meridionali, Trovè a Calimera, a Carpignano, a Lecce, a Martano, a Martignano. Un’origine abbastanza giustificata è dal cognome francese Trouvè, non lontano poi da Trovè, che significa bambino trovato, trovatello, l’esposto, il fanciullo abbandonato, legittimato poi con il cognome Esposito. Abbiamo perciò l’impressione che Trovo sia l’aggiustamento del Trovato, una scrupolosa sistemazione per esorcizzare il passato. Il tutto naturalmente tenendo presente le storie, note e ignote, legate alla nascita dei cognomi. Fra l’altro una noma del codice civile italiano vieta d’imporre ai “ trovatelli” nomi e cognomi che possano farne sospettare l’origine. E’ fatto divieto di ricorrere a nomi di persone conosciute e quindi parroci, per il battesimo,e funzionari comunali per l’anagrafe.dovevano ricorrere a nomi di fantasia e anche un po’ curiosi, nella fretta di trovare un riferimento lontano dalla realtà. Nascevano così gli Accattati , comprati, Esposito, Trovato,,Di Dio, ragazzo di dio, e così via. Si tentava anche ingentilire il nome inventato: ecco perché pensiamo a un Trovo invece del molto chiaro Trovato. E’ un’ipotesi, comunque.
Un’occhiata agli elenchi telefonici, ci ha portato a trovare 844 nominativi fra Trovo e Trovò.

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