Ettore Fieramosca sul Gargano, II parte

By vitomaurogiovanni

…Gli storici invece non solo non raccolsero la drammatica leggenda pugliese, ma riuscirono anche a ricostruire quel che fece il prode Ettore Fieramosca dopo quel fatidico 13 febbraio 1503. Secondo loro visse ancora per altri dodici anni. La morte difatti lo colse, per un volgare malanno, nell’anno di grazia 1515, per la cronaca il 20 gennaio, in terra iberica, nella città di Valladolid. Il fiero Ferramosca, come usava firmare nelle sue carte, era andato alla corte del re di Spagna per riappacificarsi con il re e sbrigare alcune sue faccende private. Dopo la pace fra francesi e spagnoli, il baldo cavaliere era stato privato dei beni ricevuti  a compenso per la sua opera di orgoglioso e intrepido mercenario. Gli avevano  tolto  la contea di Miglionico, e la Rocca d’Evandro: in compenso gli avevano assegnato una congrua pensione vitalizia. Si sdegnò, il fiero Ettorre, e  si chiuse, corrucciato, in un suo castello, pronto  ancora ad impugnare spada e lancia sul suo fiero cavallo nel caso avessero deciso di privarlo anche di quel maniero. Nel 1515, eccolo in Spagna, pare riappacificato con la casa reale; ma ahimè se ne morì in quel di Valladolid. Non aveva ancora raggiunto il quarantesimo anno di vita, età ancora propizia per battaglie ed antiche prodezze. Ma dove fu sepolto, nella terra iberica, il prode guerriero capuano? Gli storici si sono occupati dell’estrema dimora del personaggio, anche perché non era chiaro  il luogo esatto dove fossero state inumate le sue spoglie: in una chiesa? in un isolato castello? in un luogo misterioso concesso dai re spagnoli? Si parlava, nei secoli scorsi, di una pietra tombale ricca di un epitaffio nel quale si commiserava la morte dell’eroe avvenuta non sul campo di battaglia ma in un bianco letto; e  ricordavano, gli alati versi. anche  le acque del Volturno che bagnano la sua terra natale. Nessuna notizia però sul luogo di questa pietra: una cattedrale, una cappella gentilizia, un antico palazzo? Nel 1844 un agostiniano ch’era in Puglia , Cosma Loiodice,  autore fra l’altro di alcune strenne storiche coratine, ebbe l’idea di rivolgersi a un confratello del suo ordine, padre Tirso Lopez, illustre storico iberico, per tentare di avere notizie sull’oscuro tumulo.

Il frate spagnolo si dette da fare e comunicò ai confratelli pugliesi le condizioni degli avelli dei grandi uomini, specialmente quelli delle nostre terre,  che morivano nella terra iberica. Scrisse il padre agostiniano: “ Quasi tutti gli italiani, come Cristoforo Colombo, si sotterravano nella chiesa di San Francesco o in quella del venerabile Ordine Terziario del medesimo santo”. Poi aggiunse che tutte quelle chiese e quei conventi erano scomparsi: sui loro resti erano state edificate nuove e superbe case.
Una volta abbattuti i monumenti, non rimase  alcun segno che indicasse come fossero già stati chiese e conventi, chissà anche con reliquie degne di gran rispetto.
E si persero tutte le speranze  di trovar l’avello di Ettore Fieramosca, morto senza lasciar la traccia che  qualche  “ urna dei forti “ conservasse i suoi resti.

Vito Maurogiovanni

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