Una lampada, quattro candele e un’ immagine sacra: per salvarsi dagli incendi dei teatri

By vitomaurogiovanni

Il Petruzzelli dovrebbe fra pochi mesi riaprire i battenti, dopo il fuoco che lo distrusse in tutta la sua bellezza. Già, il fuoco , il grande nemico dei teatri di tutto il mondo ( ma è un nemico che ha anche chi lo alimenta). La storia dei luoghi di spettacolo racconta sempre dei suoi effetti, più che delle cause, e ne registra anche la paura che sempre i teatranti hanno avuto di quel grande, pericoloso avversario. Un filosofo e storico di grande fama, parliamo di Benedetto Croce, racconta come a Napoli si tentasse di tenere lontane le diaboliche lingue di fuoco con atti di pietà, sospesi fra religione popolare e qualche traccia di paganesimo. I proprietari , e i comici che vi recitavano, del San Carlino così, il famoso baraccone della storia dei teatri popolari partenopei, pagavano ogni giorno una messa per scongiurare quel pericolo. Un monaco così del vicino convento di San Pasquale si presentava ogni mattina ai teatranti per riscuotere da quindici a venti grana, il prezzo cioè di una messa.

Il teatro san Carlino valeva ben una messa. Il sacro ufficio però non bastava: accanto allo spaccio dei biglietti c’era un’immagine della Madonna, innanzi alla quale l’impresario curava che fosse sempre una lampada accesa. La devozione mariana non era solo giustificata dalla protezione della Vergine per il benedetto, anzi maledetto fuoco. C’era anche la speranza che propiziasse le recite. In occasione delle “ prime teatrali” così non bastava la lampada, si accendevano anche quattro candele. E quei riti devozionali non bastavano. Il giorno prima della recita si sparavano fuochi artificiali- fuoco scaccia fuoco e poi porta anche fortuna.- e nel giorno di sant’Antonio abate, gran protettore dal fuoco e dagli incendi, si ardevano botte di pece. Nel maestoso teatro san Carlo invece c’era addirittura una cappella e un’ altare per sant’Antonio abate “ protettore contro gli incendi e il 22 gennaio- scrive Benedetto Croce- vi si faceva festa innanzi all’entrata con fuochi artificiali in onore del santo e del suo porco, messo in alto e illuminato”,
Ma i teatri non bruciavano solo in Itala, anche all’estero eguale fenomeno. A Parigi , per esempio. Nel 1827 brucia il centrale Théâtre de l’Ambigue Comique. Era stato costruito nel 1769 e, nel cuore della ridente capitale sulla Senna, con i suo seicento posti, era il punto d’attrazione per i drammi, i melodrammi e anche i vaudeville. Il forte però erano i drammi pieni di tragiche situazioni sicché veniva denominato il” boulevard du crime”. E non fu un crimine anche il suo incendio? Altro teatro parigino bruciò all’inizio del secolo . Era il Théâtre des Varietès Amusants, fondato nel 1787 da un ex attore dell’Opera Comique diventato poi dentista e fondatore di teatri. Anche nel passato, la professione del dentista aveva i suoi lati proficui. La costruzione si levava superba in una via con un grosso nome storico, il cardinal Richelieu e la sua importanza crebbe tanta che, spesse volte, quel teatro nel cuore parigino cambiò sovente nome. Si chiamò “Le Richelieu” , in onore della via e del suo famoso cardinale politico, statista e Ministro di Luigi XIII: e poi Théâtre de La Liberté e de l’Egalité, Théâtre de La Repubblique, titoli altisonanti e patriottici ,che esaltavano il pubblico numeroso che lo frequentava. Finì lo stesso distrutto dal fuoco nel 1930. Fu poi restaurato ed è oggi sede della Comedie Française Fra l’altro, ai suoi tempi, era un locale riscaldato. Nei sotterranei difatti era stata messa su una fornace che alimentava una grande stufa posta al centro della sua sala ad impianto circolare marcata da quattro solide colonne. Le cause dell’incendio? Sicuramente non fu quell’antica stufa. Non abbiamo comunque trovato , nei documenti consultati, traccia di come il fuoco sia divampato. I misteri, si sa, esistono anche a Parigi.

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