La vittoria calcistica della Spagna ha riaperto, nei giorni scorsi, il discorso sui “ primati” , nel presente e nel passato, del popolo iberico. Ne viene fuori naturalmente anche il “ Vicereame spagnolo “, il periodo durato un paio di secoli nel corso del quale noi fummo sudditi dei sovrani spagnoli. I quali ci regalarono , nella splendida cornice di Napoli, ora pomposi e operativi e sordidi viceré che c’imposero tasse, ma costruirono anche palazzi e strade e stabilirono come dovessimo gestire i teatri. Rieccoci così a parlare di teatri , come felice auspicio per la prossima inaugurazione del nostro bel Petruzzelli. Dunque, i viceré dei sovrani spagnoli e le loro novità made in Espãna. Vollero, codesti alti papaveri venuti dall’Iberia, che gli ospedali napoletani ricavassero i proventi delle loro gestioni attivando …teatri. Speriamo che i nostri attuali ministri della Sanità non abbiano a ricorrere alla stessa , antica spagnolesca trovata per sanare i loro bilanci. Narra Benedetto Croce- la prima opera giovanile del grande filosofo fu dedicata proprio ai teatri napoletani- narra, dunque, Croce che, quando a Napoli, nell’anno di grazia 1645, fu costruito il teatro san Bartolomeo, fu subito applicata l’innovazione spagnola. Costruire accanto al nosocomio, un bel teatro. “ …e poiché Gl’Incurabili possedevano alcune case-ci dice lo studioso di Pescasseroli- , altre ne crearono : e su queste e su quelle formarono un teatro abbastanza ampio”.Oltre al teatro misero su comode abitazioni per i commedianti e soprattutto i Viceré stabilirono che, oltre ad incassare i proventi delle rappresentazioni ,“ i comici non potessero rappresentare in altro luogo le loro opere senza pagare un tanto all’ospedale”. Assistenza sanitaria mantenuta, dunque, dalle farse e dai drammi, dallo spettacolo comunque . Ma i Viceré non si accontentarono di regolamentare i fatti teatrali. Vollero- è sempre Benedetto Croce il felice narratore di codesti fatti- portare a Napoli “le prime compagnie di commedianti spagnoli che trovavano in questa città una numerosa colonia di loro connazionali, e nella stessa società napoletana, particolarmente nell’aristocrazia, molti amatori, esperti della lingua e dei costumi di quel popolo”. Spagna ingegnosa, dunque, anche nel campo teatrale e naturalmente anche gli spagnoli, se un tempo ci portarono le belle novità teatrali, ebbero anche loro a subire le terribili conseguenze degli incendi . La storia dei nostri tempi registra così la distruzione del Gran Teatre del Liceu (Gran Teatro del Liceo), costruito nell’anno 1847 al centro de La Rambla di Barcellona. Il locale era uno dei simboli della città, le sue rappresentazioni facevano testo , compresi i grandi cicli dedicati alle opere di Richard Wagner. Pavarotti riscosse proprio in questo teatro i suoi primi successi stranieri. Nel 1994 un incendio, naturalmente misterioso, distrusse la sala e lo scenario e turbò profondamente le grandi fasce dei melomani e degli uomini di cultura.Il Teatro del Liceo aveva sempre rappresentato lo specchio e il simbolo della borghesia di Barcellona, ed era stato al centro dell’attenzione durante le rivolte sociali vissute dalla città (nel 1893 una bomba lanciata sulla platea durante lo spettacolo inaugurale della stagione causó una ventina di morti).All’incendio del 1994 scamparono la facciata centrale de la Rambla, il vestibolo principale ed il Salone degli Specchi, che é il primo foyer o sala di riposo.
La sala grande e lo scenario vennero totalmente distrutti e al momento della ricostruzione vennero introdotti cambi e miglioramenti. Sotto un guasto, come si dice popolarmente, un aggiusto… La capacità della sala grande é di 2.338 spettatori, illuminata con curiose lampade di ottone a forma di drago e tulipani di vetro. Le poltrone della platea sono di ferro battuto e velluto rosso.
La sala antica puntava ad un’acustica eccellente , dovuta alla sua geometria che combatteva le antiche convinzioni che l’acustica teatrale fosse solo un fatto…casuale. Quando fu ricostruito, la nuova tecnologia consentì di dare più smalto a questo caratteristica del vecchio teatro spagnolo. La grande massa di turisti internazionali che ogni anno si riversa nella bella Barcellona può puntare ancora alla bellezza del magnifico tempio della lirica, distrutto due volte dal fuoco ma per due volte risorto dalle ceneri. E quelle due volte, si capisce, è un’indicazione puramente storica e sicuramente,questo è nei voti, non andrà avanti nella sua numerazione..