Archivio per 27 Settembre 2008

Una piccola storia della TV, II parte

Settembre 27, 2008

Com’era, dunque, la televisione degli anni Cinquanta e Sessanta? Attingiamo al magazzino della memoria ed ecco alcuni grandi divi di quegli anni. Per i quiz ecco l’immarcescibile Mike Buongiorno: regalava, da Milano, belle annunciatrici, le prime vallette della storia televisiva, gettoni d’oro a non finire e personaggi di gran memoria. Che ricordavano, senza batter ciglio, la data della battaglia di Waterloo ma anche quando Napoleone aveva bevuto il primo zabaione della sua vita. Nei cinema poi il film s’interrompeva per consentire al pubblico di vedere, dallo schermo,latrasissione di Mike Buongiorno. Sul “ piccolo schermo” dominavano però i grandi sceneggiati che dovevano occupare il posto della pur abbondante proposta cinematografica dei tempi. Non c’era ancora la concorrenza dei nostri giorni, i canali erano solo due e le case cinematografiche chiedevano compensi, per quei tempi mozzafiato. I personaggi, e i programmi, che costano fior di miliardi erano di là da venire. Le proposte filmiche così apparivano scarse, ma c’era un’occasione nella quale la produzione cinematografica la faceva da padrona sui nostri televisori. In occasione della Fiera del Levante- Bari, 6-21 settembre-, e per tutti quei quindici giorni, alle dieci del mattino, la Rai metteva in onda per i suoi telespettatori film vecchi e stravecchi, italiani e soprattutto hollywoodiani con Alida Valli e Amedeo Nazzari e i Gary Grant e i Gary Cooper dell’America lontana. Erano i grandi interpreti cari a un pubblico che se ora s’affacciava ai nuovi mezzi di comunicazione era cresciuto soprattutto con lo spettacolo cinematografico. Un evento, dunque, memorabile anche perché i film erano irradiati nel bacino d’utenza pugliese ma anche in quello lombardo, in concomitanza con analoghe manifestazioni fieristiche in quel di Milano. E’ da ricordare inoltre, come avveniva anche per la radio, che la programmazione mattutina non era nei palinsesti della Rai. Una mattinata dunque, anzi quindici mattinate cinematografiche, in piena aura settembrina, fra l’altro allora tempo di vacanza per gli studenti, erano un avvenimento da ricordare. A sera però si tornava ai nuovi eroi del nuovo elettrodomestico piazzato nel punto più comodo, dove cioè la famiglia si poteva assiepare su poltrone e divani, delle nostre case.

Ma se Mike Buongiorno era l’eroe dei quiz, chi erano i divi degli sceneggiati, anzi della fiction come si dice oggi? Pesco, sempre nella mia memoria anche di ex critico televisivo, l’attore Alberto Lupo, interprete principale dello sceneggiato – sul primo canale- “ La cittadella” tratto dal romanzo omonimo scritto da Archibald Cronin nel 1937. Lupo era il dott. Manson che curava, con grande affetto, minatori e le loro mogli e s’innamorava perdutamente della maestrina del villaggio inglese interpretrata da un’efficace Anna Maria Guarnieri. Anton Giulio Majano, regista esperto, era stato anche a radio Bari nel drammatico 1943, riuscì a commuovere il gran pubblico dei telespettatori sospeso fra la tradizione del film spettacolare e con la voglia del “nuovo” rappresentato dal “piccolo schermo”. L’influenza cinematografica era così chiara nella produzione televisiva, coinvolgendo un pubblico smanioso di identificarsi con i personaggi che riuscissero a “ bucare” il teleschermo. Il buon Alberto Lupo divenne talmente che era fermato per le strade da vecchiette infreddolite e ammalate. Lui che era un medico- no, non era medico? lo avevano visto in TV- quale medicina poteva consigliare per un tosse, ma una tosse che non riusciva a calmarsi? E’ vera questa storiella. La raccontò lo stesso Alberto Lupo. Bisogna credere agli attori? Non so…Quei favolosi anni Cinquanta e Sessanta erano però anche tempi di…censura. Eh, la censura dominava sovrana. Ai microfoni della Rai non si poteva dire Gesù, Madonna, anche nel senso di “ O mio buon Gesù” o nell’implorazione: “ ..Madonna santa”. Pensate un po’ se si poteva pronunciare- come fece poi Cesare Zavattini negli Anni Settanta, quando la Rai si…liberalizzò- quella parola che incomincia con la “ ci” e continua con un paio di “zeta”. Il direttore della sede regionale barese, ad esempio, quando ai servizi giornalistici arrivavano notizie dalla città di Troia, si chiedeva pensoso se si potesse pronunciare il nome della cittadina pugliese. “ Sapete, diceva, suona così…pesante, quella città”. Grandi vittime della censura, ma anche del conformismo dei tempi e dell’ente monopolistico, furono Dario Fo e i comici Alberto Vianello e Ugo Tognazzi. Avvenne che una sera la TV riprese, in occasione della venuta in Italia del generale De Gaulle, riprese l’ingresso nel palco centrale dell’Opera di Roma del Capo della Stato francese e dell’allora Presidente della Repubblica italiana, Giovanni Gronchi. Furono intonati gli inni ufficiali dei due Paesi, poi i due rappresentanti si sedettero con solennità. Ahimè, Giovanni Gronchi non trovò la sua sedia e cadde rovinosamente a terra. La sera dopo, nel programma “Un, due, tre”, i due apparvero sul monitor ma, appena inquadrati, senza dir alcunché, Tognazzi non trovò la sua sedia e cadde com’era caduto il Presidente della Repubblica italiana. Addio mondo. Per anni i due furono allontanati dalla televisione. Tognazzi tornò solo dopo il successo ottenuto con il suo primo film di un certo impegno” Il federale”, regista Luciano Salce. Ah, la vecchia televisione..