Il due novembre dei baresi

Negli anni Trenta i baresi , per andare al cimitero- nella devota visita ai ” defunti” in occasione del 2 novembre – prendevano un rumoroso mezzo delle Tramvie Elettriche Municipali della linea “ Petruzzelli- Cimitero. Il capolinea era proprio di fronte al teatro, marciava a batterie e si saliva dal centro dei veicolo. Le due parti in cui era diviso sembravano, con i divani incorporati alle paratie, le piccole plance di un piroscafo. Era quasi un lungo viaggio, con numerose fermate in via Putignani, via Manzoni, via Crispi, ultima tappa il Cimitero con i cipressi e le tombe antiche , il cielo limpido , e freddo di novembre, le botteghe di legno che vendevano gialli e umidi crisantemi. Il pesante mezzo giungeva al camposanto con un rumore così assordante chiaramente avvertiti da tutte le strade per cui transitava. I baresi, dopo la visita ai “ loro” morti, se ne andavano a curiosare fra gli avelli dove il marmo dominava maestoso e accorati erano gli epitaffi. All’ingresso della cappella di un signora deceduta in giovane età, ariosi versi recitavano “ Rosa non vidi mai/ splender amar/ morir così saprai”. Quei versi , abbastanza difficili, erano recitati in tutto il loro misterioso echeggiare. Si andava poi ad ammirare il sarcofago sul quale dominavano le statue , a grandezza quasi naturale, del signore borghese comodamente seduto; e ,accanto, la consorte in piedi, premurosa e in maxigonna, un braccio dolcemente appoggiato sulla spalla. Lui seduto, lei in piedi si facevano eternamente compagnia fra i viali dai quali giungevano i suoni dei piccoli organi delle cappelle delle arciconfraternite ; e il triste “ Miserere “ dei celebranti le messe mortuarie. Si andava poi a vedere il busto di un famoso palazzinaro. Gran mattacchione, quel vecchio signore: sombrero in testa, se n’andava per le vie della città facendo u serdelline, un leggero fischio di gioia alla vista delle belle fanciulle in fiore. Usava, l’ameno signore, nascondersi spesso dietro il busto che, vivente, s’era fatto già erigere nel cimitero barese; e, quando vedeva un po’ di gente raccolta di fronte alla sua marmorea effigie, all’improvviso appariva sorridente. Lui convinto che la gente s’impaurisse a vederlo vivo invece che morto e sepolto come la statua, sombrero in testa, faceva credere.La gente invece andava fiduciosa di poter assistere alla sceneggiata. Un’altra visita era dedicata alla tomba di Cesarino Grossi, la grande speranza della squadra del Bari. Cesarino, gran calciatore, era stato fulminato durante un temporale mentre faceva il suo dovere di soldatino nell’Albania da noi in quel tempo occupata. E i melomani andavano alla tomba che raccoglieva le spoglie della piccola figlia del noto musicista Pasquale La Rotella la cui epigrafe pare recitasse : “ Fasma, mio bel capolavoro, tuo padre piangente, posa sul tuo avello una corona d’alloro”. Fasma, oltre ad essere il nome della bambina, era il titolo di un’opera composta dal noto maestro; e i melomani così dicevano fosse l’iscrizione della tomba. Lunga e triste era la visita del 2 novembre, nel camposanto barese; e intanto già si pensava al ritorno, in quel rumoroso veicolo che sembrava una nave con le belle e comode plance naviganti per le vie della città.

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